Il bar perfetto

L’estate scorsa, a giugno, ho visitato il bar perfetto. Mi ci ha portato Spartaco, un amico ciclista di San Severino, MC. Se dico “ciclista” pensate a fasci di muscoli senza un grammo di grasso, a regimi alimentari a metà tra culturismo e anoressia? beh, siete fuori strada: a Spartaco piace mangiare, bere, ridere e godere la vita. A proposito di bere: non avevo mai assaggiato il mistrà, e la mia vita non valeva nulla, prima. Grazie, Spartaco: mi hai mostrato la luce.

Parlando di luce: il bar perfetto è tale proprio grazie alla sua illuminazione, principalmente. E’ pervaso di quella meravigliosa penombra che favorisce le chiacchiere confidenziali. Poi ha stanze più luminose. Curiosamente, la luminosità degli ambienti è inversamente proporzionale all’ampiezza. Così nello stanzone centrale c’è la stessa luce che si trova d’estate in una chiesa di paese, al pomeriggio, quando si entra arrivando abbagliati dalla piazza, in cerca di fresco e riposo per gli occhi. Nelle stanze che si aprono ai lati, invece, c’è più luce, così che sembra che siano all’esterno, invase dal sole. Ma è quasi mezzanotte.
Alle pareti niente di speciale, eppure gli equilibri con cui gli oggetti e le piante riempiono gli spazi mi ricordano qualcosa. Non so cosa, forse il ricordo arriva dall’infanzia, dallo stanzone dove noi bambini facevamo il sonnellino dopo la scuola. O da un’idea di oratorio che ho in testa, e non so dire perchè.
Insomma: la ragione non la so, ma in quel bar io ci stavo bene.

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(tutte le fotografie di questo articolo ©Kiodoquellovero 2015)

Questo è un tramonto.

(segue da qui)

Si può dire che una qualsiasi di queste Foto Meravigliose abbia un senso, una ragione minima di essere, che valga il tempo per realizzarla, e poi quello per essere osservata? Naturalmente la risposta è personale, soggettiva.

Ma secondo me, no.

Io utilizzo empiricamente un metodo semplice per valutare se una fotografia abbia un senso: me la immagino tra cent’anni, osservata da un uomo qualsiasi, dotato di quel minimo di interesse necessario a curiosare tra le infinite cianfrusaglie, digitali o no, che periodicamente potrebbero riafforargli davanti, forse su un banchetto di mercatino multimediale. Che informazioni specifiche contiene una di quelle foto? Provo a leggerla:

“il sole scende oltre l’orizzonte, il colore del cielo si sposta verso il rosso, le nuvole appaiono scure perchè sono illuminate da dietro. E’ bellissimo!”.

Ma perchè, non lo sapevo già prima? cosa mi ha spostato dedicare trenta secondi alla lettura di questa foto? cosa mi ha rivelato? cioè, veramente l’autore della foto pensava di mostrarmi in modo originale, come solo lui lo aveva interpretato, un fenomeno a cui assisto ogni volta che lo desidero?
Un “tramonto” fotografico, in assenza di altri elementi, di altre informazioni, non è fotografia di paesaggio, perchè non svela, non rivela, non insinua. E’ più illustrazione che fotografia. Poi, oh: se qualcuno vi paga, per foto così, va benissimo eh? Ecco trovato il senso.

Questo non è un tramonto.

La località Case Cacciatori, nei pressi di Buda (BO), viste da via del Signore - agosto 2015

La località Case Cacciatori, nei pressi di Buda (BO), viste da via del Signore – agosto 2015

S.P.3

S.P.3 “trasversale di pianura”, dalla localita Cividale (Granarolo, BO)
Luglio 2015

Via Martin Luther King, incrocio con via Ungarella, Baticella (BO) Agosto 2015

Via Martin Luther King, incrocio con via Ungarella, Baricella (BO)
Agosto 2015

Che cos’è la fotografia di paesaggio?
So dire meglio cosa non è: non è ricerca estetica, non è stupire con effetti speciali, non è certamente ostentazione delle proprie conoscenze di tecnica fotografica o della potenza della propria attrezzatura.
Credo invece che sia documentazione, testimonianza, racconto di come appare il mondo oggi, filtrato dall’esperienza e dall’intuito personale del fotografo, senza nostalgia per un passato favolosamente incontaminato, senza indulgenza all’esotismo pittoresco. Non voglio dire che una fotografia di paesaggio onesta non possa essere esteticamente gradevole, ma credo che ciò possa avvenire, semmai, quasi casualmente, in conseguenza di condizioni particolari che non devono essere ricercate dal fotografo. Il compito di chi onestamente cerca di raccontare un paesaggio dev’essere, a mio parere, quello di conoscerlo, di capirlo, perlomeno di provarci. E poi di raccontarlo.