Le mie impressioni sulle mostre di FOTO/INDUSTRIA 2015 – parte 1

Sta arrivando il 1° novembre, la data di chiusura di FOTO/INDUSTRIA, la grande rassegna di fotografia organizzata dal MAST. Le quattordici mostre che hanno popolato le prestigiose sedi bolognesi saranno smontate presto. Se non le avete viste, vi consiglio di affrettarvi.

A me hanno fatto queste impressioni:

Pierre Gonnord: Armando (Pozo Santiago) – 2009

Pierre Gonnord: Armando (Pozo Santiago) – 2009

Gonnord: ritratti di minatori delle Asturie, una categoria di lavoratori in estinzione in tutta Europa, eseguiti con tecniche di illuminazione e pose classiche da studio. Persone il cui volto racconta di vite dure e sofferte, fotografate su uno sfondo neutro che le decontestualizza, costringendo l’osservatore a soffermarsi sull’umanità struggente. Il modo di fotografarle mi ha ricordato quello di Irving Penn in Worlds in a small room. La videoproiezione che accompagna le foto è ancora più commovente, e la colonna sonora con campane a lutto sottolinea la fine di un’epoca.

Voto: mille.
(Grazie a Silvia per il video)(password video: GonnordBologna )

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Edward Burtynsky: Hamilton scrapyard. Densified Oil Drums No. 4, Hamilton, Ontario 1997

Edward Burtynsky: Hamilton scrapyard. Densified Oil Drums No. 4, Hamilton, Ontario 1997

Burtynsky: una ricerca sulle dimensioni delle modificazioni che infliggiamo all’ambiente naturale per continuare il processo di sviluppo economico. Immagini belle, accattivanti, grafiche, finchè le si osserva con distacco. Quando poi si guarda dentro la foto, quando si inizia ad intuire l’argomento di cui l’autore ci sta parlando, allora arriva il panico: che stiamo sfruttando le risorse del pianeta lo ripetiamo tutti, ma prendere atto di fino a che punto lo stiamo facendo, beh: è sconvolgente. Burtynsky dice di non voler lanciare accuse a questo sistema, dal momento che rifiutare la parte distruttiva del processo di produzione implicherebbe anche rinunciare alle nostre vite come le conosciamo. Ok, ma credo sia inevitabile porsi qualche domanda, di fronte alla scala delle devastazioni in atto. Purtroppo a Bologna non sono in mostra stampe, ma una videoproiezione di immagini statiche, sottotitolate. Mi è dispiaciuto non poter decidere quanto tempo dedicare ad ogni immagine, avrei voluto soffermarmi più a lungo. Il video che linko non è la sequenza delle immagini in mostra, ma l’introduzione al documentario proiettato al MAST alla presenza del fotografo.

Voto: ansia a mille.

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David Lachapelle: Landscape Riverside - 2013

David Lachapelle: Landscape Riverside – 2013

LaChapelle: per parlare di petrolio e civiltà dei consumi che bisogno c’è di entrare in una raffineria? Puoi costruirtene una con cannucce, bicchierini del caffè e scolapasta! Il risultato estetico sarà esilarante, e chi vuole riflettere sugli sprechi quotidiani troverà spunti in quantità.

Voto: risate garantite, riflessioni solo per chi s’impegna.

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Gianni Berengo Gardin All’interno di un deposito di tram – operai con la pubblicità del “Tonno Maruzzella” Milano, 1986

Gianni Berengo Gardin All’interno di un deposito di tram – operai con la pubblicità del “Tonno Maruzzella”
Milano, 1986

Berengo Gardin: la Fotografia, quella classica, seria, consapevole del proprio valore documentale, senza rinunciare a qualche guizzo di ironia. Se volete confrontare le immagini di GBG con altre esposte a FOTO/INDUSTRIA, non traete conclusioni affrettate: il lavoro del maestro non è fatto di stupore, di strillato, ma di testimonianza sobria, di partecipata umanità.

Voto: fuori scala!

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winston-8[1]

O. Winston Link: da “Norfolk and Western Railway”

O. Winston Link: devo ammettere che rivedere queste meravigliose stampe in bianconero non mi ha emozionato come la prima volta, nel 1990. La qualità del lavoro di Winston Link è indiscutibile, come anche la mole imponente dell’impegno tecnico, ma oggi rivedo queste fotografie con una piccola dose di disagio, a causa dell’evidente messa in scena: i personaggi posano, in attesa del passaggio della locomotiva. Non ci sarebbe nulla di male, se le foto non volessero “sembrare vere”. E vere sono senz’altro, dandoci un’immagine dell’America rurale anni ’50. Ma… la quota di “verità percepita” diminuisce un po’ a fronte della recita.

Voto: 6/7

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CAPITOL_WRESTLING_WASHINGTON_DC-DUP[1]

Slavin: divertente, leggero ma non troppo, spassoso, brioso, positivo. Neal Slavin ha infuso di allegria il genere fotografico (tutto U.S.A.) delle fotografie di gruppo. Persone accomunate da un elemento qualsiasi (spesso il lavoro, ma non sempre e non solo) che si riconoscono nel gruppo, e si fanno immortalare: negli U.S.A. si fa da sempre, spesso in modo serioso. Slavin sembra di vederlo sganasciarsi mentre dirige, con ottima regia, i suoi gruppi.

Voto: dammi un cinque!

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Luca Campigotto: Gotham City, 2012

Luca Campigotto: Gotham City, 2012

Campigotto: poco interessato all’aspetto documentale della fotografia, Luca Campigotto produce immagini slegate dal soggetto ripreso: le sue vedute non rappresentano le città o i complessi industriali fotografati, ma mirano invece a produrre scenografie teatrali. Al lettore immaginare personaggi e trame.

Segue parte 2

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