Tempo

Isora, 29 marzo 2013 foto: Kiodo

Una fondamentale differenza tra fotografia e pittura è legata al tempo: la fotografia mostra necessariamente il mondo com’è stato, in un certo luogo, durante il tempo in cui la fotografia è stata realizzata, mentre la pittura è slegata dal tempo: può mostrarci un passato, un futuro, un tempo diverso da quello della realizzazione dell’opera.

La fotografia ha una relazione sostanziale col tempo (qualunque cosa esso sia): ciò che una foto mostra è stato ripreso in una porzione di tempo determinata, una fetta estratta dal flusso, riflessa e memorizzata su un supporto. Questa fettina può avere spessore diverso, ampio o sottilissimo, quasi istantaneo, per la nostra percezione. La fotografia è fatta di tempo.

Una volta estratta dal tempo, una volta ripresa, la foto assume un nuovo, particolare rapporto col tempo: ci mostra ciò che non è più, ciò che è stato quando il fotografo ha aperto e richiuso l’otturatore, prima di andarsene nel futuro. Ma la foto resta lì, ferma nell’attimo in cui è stata scattata. Non possiamo osservare una fotografia prima di averla scattata, ma solo dopo (almeno finchè non riusciremo ad invertire la direzione del tempo, ma non credo succederà in tempo…). In quell’avverbio, “dopo”, sta il concetto di passato, di non ritorno, di mutazione, decadimento o evoluzione.

Osserviamo fotografie appena scattate, e ancora non lo percepiamo, ma ciò che vediamo non è più così, anzi: non è più qui, è rimasto nel passato, mentre noi abbiamo viaggiato in avanti.

Quando la foto che osserviamo viene da un tempo un po’ più distante, i segni del mutamento sono più evidenti, e ci provocano sentimenti diversi. Se la scena ripresa ci è nota, confrontarla col presente è quasi automatico. Secondo Robert Adams, addirittura, il confronto è l’unica ragione per riparlare delle sue fotografie:

“Dopo aver fotografato questo paesaggio dovrei cercare di parlarne? Per quale ragione o dovere? Forse soltanto per il privilegio di aver visto l’Ovest quando era più aperto, così che nulla di quanto è avvenuto da allora, per quanto brutto, possa oscurarne del tutto la promessa.” (in: Lungo i fiumi. Fotografie e conversazioni,  ed. italiana, Itaca  2005)

(Curiosamente, il confronto che ne fa non è nella direzione fotografia→tempo presente, bensì fotografia→tempo antecedente. Adams quindi non confronta il passato rappresentato in foto col presente così come lo possiamo constatare, ma coi suoi ricordi di un tempo ancora più lontano.)

L’invenzione della fotografia ha permesso di verificare alcuni fenomeni che avvengono nel tempo, ma che non era mai stato possibile osservare con sufficiente precisione, dal momento che si verificavano nel tempo, ad una velocità, pur modesta, tale da non permetterne l’osservazione ragionata: nessuno, per esempio, poteva sapere con certezza se un cavallo staccasse da terra contemporaneamente tutti e quattro gli zoccoli durante il galoppo: soltanto estraendo e registrando fettine di tempo, come fece Muybridge, il fenomeno fu osservabile con chiarezza.

Galloping horse - 1878, Edweard Muybridge (elaborazione)

Galloping horse – 1878, Edweard Muybridge (elaborazione)

Non si scappa: parlare di fotografia è parlare di tempo. La foto ci dice: “ecco, ciò che ti mostro è stato”. Per sfuggire alle malinconiche conseguenze di questi ragionamenti, convinciamoci che ne abbiamo tanto, tutto il tempo del mondo.

4 risposte a "Tempo"

  1. Il concetto della fotografia in relazione al tempo è affascinante.
    Mi porta a pensare che la fotografia abbia a che fare anche con il concetto della morte, di un qualcosa che non c’è più, e che non ci sarà più, ma che inspiegabilmente diventa eterno.

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    1. Fotografia e morte sono amichette… Guardo la foto fatta a mia madre un anno fa, poi quella del mese scorso, è la vedo molto più vecchia. Eppure so che il tempo non si ferma, e per quanto io la veda vecchia in foto, lei lo è di più. Sigh.

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  2. Ne avevamo parlato. Il concetto è chiaro ed è interessante oltre che affascinante. Forse poteva essere ancora più lampante, a chi non ha avuto il piacere di discuterne con una birra davanti, marcando ancora di più la distanza con la pittura: il pittore disegna tratti e sfumature di un tempo che non esiste ovvero quello della sua intenzione, un tempo “astratto”. Il fotografo apre l’otturatore al tempo T e lo chiude al tempo T+Δt ricevendo luce. Il pittore quindi crea un immagine che per costruizone è rappresentazione più o meno fedele di una idea mentre il fotografo registra eventi.

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