GPS, fotine e concorso

Conoscete il geocaching? è una sorta di elaborata caccia al tesoro mondiale, che si pratica col GPS. Vabbè, non ve lo spiego, cercate sul sito ufficiale o sul sito “sottufficiale” italiano.
Anni fa ho partecipato anch’io, e ogni tanto do ancora un’occhiata. Così ho conosciuto  Giuditta e Vittorio, gli inventori della pagina italiana, molto meno ingessata della official. I due hanno organizzato un concorsone fotografico tra geocachers, dove le foto andavano scattate nei pressi dei geocache, i “tesori” nascosti da scovare col gps. Giuditta e Vittorio hanno pensato di mollarmi la fase più delicata del concorso: il giudizio. Sì, non c’è una giuria, ma un giudice: io.

Beh, è stato piacevole, ma non facilissimo: mi faccio scrupoli a dire alla gente “la tua foto no!”. Lo so che non ci credete, ma mi faccio scrupoli!

Comunque: tra le venti foto sottoposte, ne ho dovuta scegliere una.

Ecco le foto, poi la motivazione della mia scelta.

GC626B9 Valle del Mucone

GC626B9 Valle del Mucone

GC620P7 I giganti della Sila

GC620P7 I giganti della Sila

GC584Y8 Sito archeologico di Castiglione di Paludi

GC584Y8 Sito archeologico di Castiglione di Paludi

Deutsch landschaft

Deutsch landschaft

@GCQE3N _The wind is a racer, a wild stallion running and the sweet taste of love on a slow summer's day_

@GCQE3N _The wind is a racer, a wild stallion running and the sweet taste of love on a slow summer’s day_

@GC10767 _Pianeta Geocaching_

@GC10767 _Pianeta Geocaching_

@GC5QXK9 Nisida si addormenta

@GC5QXK9 Nisida si addormenta

@GC274RN _Fiordaliso alla Galbusera Nera_

@GC274RN _Fiordaliso alla Galbusera Nera_

@GC60JEA Cassina de' Pomm

@GC60JEA Cassina de’ Pomm

@GC58T1F Alla Gogna!

@GC58T1F Alla Gogna!

@GC37FXZ Castro, la Zinzulusa

@GC37FXZ Castro, la Zinzulusa

@GC5YJMD _Per la sua resurrezione..._

@GC5YJMD _Per la sua resurrezione…_

@GC5E698 LagoNero di Cornisello

@GC5E698 LagoNero di Cornisello

@GC5E68F no titolo

@GC5E68F no titolo

@GC5APR2 Torre Padia nella tempesta

@GC5APR2 Torre Padia nella tempesta

@GC4Z6DM Oreno, borgo antico

@GC4Z6DM Oreno, borgo antico

@GC4QE5Q _Alpe di Lemna_

@GC4QE5Q _Alpe di Lemna_

@GC4JHR0 LagoGelato

@GC4JHR0 LagoGelato

@GC2FCMR Vecchie memorie sul Naviglio Pavese

@GC2FCMR Vecchie memorie sul Naviglio Pavese

@GC1NDCR - what is this_

@GC1NDCR – what is this_

 

 

 

CONCORSONE 2015

Santo Cielo, stavolta è davvero difficile!

Venti foto, luoghi di cui non so nulla, non so perché le venti inquadrature siano state tagliate così dai fotografi; non ho didascalie, e i venti titoli dicono ben poco. E son tutte balle che una foto valga più di tante parole: una foto senza parole è quasi sempre poco più di niente, date retta a me.


Devo selezionare la foto vincitrice, una su venti. Ho guardato e riguardato le foto: diciamo che… non vedo una foto che spicchi nettamente, anche se qualcuna mi dice qualcosina di più. Ce n’è poi qualcuna che… non mi va giù. Dovrò procedere per eliminazione, zac, spietato! Seguite i miei ragionamenti, e speriamo che nessuno si offenda! (nel caso invece qualcuno si inalberasse: è tutta colpa di geocachingitalia.it!).

Criterio della prima selezione: una foto è una foto. Se è un’elaborazione, allora non è più una foto, ma un’illustrazione: perde alcune proprietà intrinseche di una fotografia, mentre ne acquisisce altre, legate all’arbitrario intervento di chi l’ha prodotta. Vi piacciono le illustrazioni, le elaborazioni spinte? Buon per voi, ma questo è un concorso fotografico.

La prima sforbiciata è per:

  • @GC10767 _Pianeta Geocaching_

Seconda selezione: a Bologna si dice “Voi volete fare il matrimonio con le lumache!”, parlando di chi cerca di far bella figura col minimo sforzo (un pranzo di matrimonio richiede ben altro che un piatto di escargot). Ecco: una foto che cerca il facile effetto, a me non piace tanto. Ne preferisco una onestamente semplice. Eh, lo so, son di gusti difficili, ma che volete… devo sforbiciare! E visto che di “prospettive ardite” ne ho viste tante, tante! Mi tocca tagliare questa:

  • GC620P7 I giganti della Sila

Terzo taglio, criterio: “Uh che bello, sembra un quadro!”. Ragazzi, lo scopo della fotografia non è di creare bei quadretti. Una “bella” foto spesso è solo un’occasione mancata di raccontare ciò che si è visto e trovato interessante. Non fatevi traviare da chi vi parla delle “regole di composizione”, perché le foto troppo ben composte perdono di freschezza, e finiscono per sembrare già viste. Tiro via:

  • @GC1NDCR – what is this_

  • @GC5APR2 Torre Padia nella tempesta

  • @GC4QE5Q _Alpe di Lemna_

Quarta potatura: “Saluti dal lago”. L’effetto cartolina è difficile da evitare, a volte: ci si trova davanti ad un bel paesaggio, vasto e calmo, si ama ciò che si vede e si passa subito allo scatto. Ma la lettura successiva della foto non da le stesse sensazioni, a meno che questa non fornisca qualche forte argomento grafico su cui fermare l’occhio. Capite di cosa parlo? Guardate le tre foto di laghi meravigliosi qui sotto, mettetele una a fianco all’altra: vedete? Sono quasi intercambiabili. Manca una qualche caratterizzazione, un punctum, diceva quello.

Zac:

  • @GC4JHR0LagoGelato

  • @GC5E68F no titolo

  • @GC5E698 LagoNero di Cornisello

  • GC626B9 Valle del Mucone

  • @GC37FXZ Castro, la Zinzulusa

  • @GCQE3N _The wind is a racer, a wild stallion running and the sweet taste of love on a slow summer’s day_

  • Deutsch landschaft

  • @GC274RN _Fiordaliso alla Galbusera Nera_

  • @GC4Z6DM Oreno, borgo antico

Quinto taglio: “Potrebbe fare di più, se si impegnasse”. Le foto di questo gruppo di potatura le trovo piuttosto interessanti: mostrano “qualcosa”, un soggetto abbastanza definito, ma in un modo che mi lascia inappagato. Potevano essere meglio inquadrate o meglio esposte, potevano dire con più autorevolezza cosa il fotografo riteneva di mostrarmi. Meriterebbero di tornare sul posto più volte, magari prima senza fotocamera, solo per osservare meglio quei luoghi particolari, alla ricerca di notizie, informazioni. E poi una volta che il fotografo avesse un’opinione chiara su cosa andasse mostrato, click!

  • GC584Y8 Sito archeologico di Castiglione di Paludi

  • @GC5YJMD _Per la sua resurrezione…_

  • @GC58T1F Alla Gogna!

  • @GC60JEA Cassina de’ Pomm

Sesto taglio: “non è la stessa cosa”. Guardate: questa foto mi ha messo in difficoltà. In genere disprezzo le foto di tramonti, perché… perché non dicono nulla che già non si sappia, non rivelano, non sollevano dubbi. Dicono solo “WEEEEE va’ che bello sto tramonto!”. E siccome lo sappiamo tutti che i tramonti sono belli, mi chiedo che bisogno ci sia di fotografarli e, soprattutto, mostrarli in giro, pensando di aver fatto chissà che. Questa fotografia rappresenta un romantico tramonto, ma non solo un tramonto: c’è una persona inquadrata di spalle, una ragazza che, ignorando bellamente il fotografo, quel tramonto, quell’aria di mare, quei profumi, se li vive. Sa bene che alle sue spalle l’amico la sta riprendendo, ma decide di non recitare, perché si sta perdendo nei propri pensieri, forse chiedendosi chi mai vivrà nelle ville eleganti là sull’isola. Questa foto non è “un tramonto”, non è “una cartolina”, ma una piccola storia. Mi piace molto!

  • @GC5QXK9 Nisida si addormenta

Ed eccoci arrivati in fondo a questa spietata opera di… giardinaggio: pota qua, pota là, resta una foto sola, la vincitrice! Guardate: non ho voluto premiare la qualità ottica o la composizione, non l’esattezza tecnica o la creatività, ma la capacità di comunicare informazioni, di raccontare (o meglio: suggerire) storie; e la foto vincitrice, “@GC2FCMR Vecchie memorie sul Naviglio Pavese”, di storie ne suggerisce tante: qualcuna si svolge nel momento della ripresa (la piccola Renault rossa, là in fondo, parcheggiata dietro al grosso SUV, di chi sarà? Bravo il fotografo che non l’ha nascosta, in nome di sciocche “regole di composizione”, o in cerca dell’effetto “sembra un quadro”), altre nel passato (la cabina di manovra, sul Naviglio, in un altro tempo sarà stata il luogo di lavoro di qualcuno, chi sarà stato? Avrà ricavato abbastanza da vivere dal suo lavoro? Avrà sofferto di acciacchi dovuti all’umidità? Avrà raccontato ai suoi figli (ne avrà avuti?) di com’era il Naviglio “ai suoi tempi”? E quella targhetta, “Divieto di pesca”, sfregiata da un tag contemporaneo: quindi qualcuno avrà pescato, qui? O avrà desiderato farlo, ma ligio e rispettoso si sarà spinto fino ad un fosso, qualche chilometro più in là, con la sua vecchia Lambretta?).
Questa foto di storie ne accenna tante, le offre, senza insistere troppo, a noi, purché ci disponiamo ad ascoltarle. E questo, io credo, è proprio lo scopo della fotografia.
Bravo!

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Complimenti a tutti, amici geocachers, e non prendete troppo sul serio la mia classifica: domani potrei svegliarmi con l’umore diverso, e scrivere una classifica diversa, rivoluzionata. Se volete chiacchierare con me di fotografia, date un’occhiata al mio blog ( https://kiodoquellovero.wordpress.com/ ), aspetto i vostri interventi.
Buon divertimento a tutti!

Ciao!
Kiodo

(Nella foto di copertina: Diogene, uno dei primi geocachers, utilizzava un GPS che al giorno d’oggi considereremmo rudimentale. Le fotocamere non erano ancora state inventate, quindi il Concorsone trattava dipinti.)


Le regole. Le regole?

C’è un vizio di fondo nel percorso classico di chi inizia a fare fotografie: spesso il principiante non ha idea di cosa vuole fotografare. Lo posso dire, ho fatto così io: avevo ventidue anni, comprai una reflex e chiesi al fotografo di paese che me l’aveva venduta di consigliarmi “da dove cominciare”.

Che cazzata, vero?

Se comprate una biro, probabilmente sapete di cosa volete scrivere, più o meno. Ma chi compra un apparecchio fotografico impegnativo, quasi sempre lo fa per… diventare un Grande Fotografo, un Artista.

Pur non avendo niente da dire.

Si mette un po’ lì a studiare un briciolo di tecnica, scatta le prime foto “per prova”, poi finisce su qualche forum dove apprende, da fotoamatori con forse due anni di esperienza, o, peggio ancora, da soloni mai usciti dal mondo del fotoclub, le Regole di composizione. Queste quattro o cinque baggianate, rivelate come fossero vangelo, servono a slegare completamente l’argomento della foto dalla sua forma:

La

La “regola dei terzi” applicata ad un lampione

Foto

Foto “artistica” di un lampione

Puoi fotografare un gatto, due pali della luce, tre sofficini o quattro naufraghi siriani: se applichi le regole di composizione la tua foto risulterà Garantita Bella, e approvata dai Grandi Fotografi Certificati del Forum (beh, a parte… a parte la risoluzione. Ti diranno che con una macchina da 40Mp la foto sarebbe stata migliore della tua, che ne ha solo 24. A parte il microcontrasto, che se tu avessi usato l’obbiettivo da 2000€, anzichè il tuo da 200, sarebbe stato senz’altro migliore. A parte il bokeh, che se tu cambiassi marca di ottiche, allora sì! E così via).

Sui forum si spiegano le foto di HCB (sempre le stesse, le prime, le più leziose) esclusivamente in chiave grafica, parlando solo di regole di composizione. Così che chi inizia a fotografare si imprima nella testa il concetto che se userà le medesime regole, produrrà anche lui foto artistiche, del valore di quelle “del sommo HCB”.

La spirale di Fibonacci usata per

La spirale di Fibonacci usata per “spiegare” una foto di Henry Cartier Bresson

Ciò che sui forum si apprende, si diffonde e si tramanda, è che se cambi spesso attrezzatura, se la espandi, e se continui ad applicare le ferree Regole di Composizione, potrai senz’altro fregiarti del titolo, ambitissimo, di Photographer, implicando anche la condizione di Artista.

E allora… via! vai di composizione! Pali, spigoli, vecchiette, mandarini…. poi gatti, orizzonti dritti, cieli nuvolosi… tutto quello che ti trovi davanti permette, se passato attraverso alle famose regolette, di ottenere BELLE FOTO ARTISTICHE CERTIFICATE.

Beh, posso dire la mia? Quella roba lì non vale niente, se non avete un argomento di cui parlare.

A meno che vi accontentiate di parlare …di regole di composizione.

Quindi, è così? fotografate per mostrare che sapete fotografare? E a chi vi rivolgete, a chi dovrebbe interessare la vostra bravura? Agli amici del forum? agli utenti di Flickr?
Davvero volete misurare il valore delle vostre foto con i “like” lasciati da gente che produce roba così?

Beh, contenti voi…

Io suggerisco di trovare un argomento interessante, cioè: che interessi a voi. Di approfondirlo, e di parlarne quando ve ne sarete fatti un’idea. Parlarne con fotografie, intendo. Foto fatte per raccontare, spiegare ciò che avete scoperto sul vostro tema, senza preoccuparvi delle regole di composizione, o degli stili fotografici (magari ottenuti coi preset di Adobe Lightroom).

Guardate, per esempio, cos’ha prodotto Anton Kusters, a cui interessava la Yakuza, la mafia giapponese:

Anton ha vissuto due anni con i membri dell’onorata società giapponese, tra affari torbidi e lingua sconosciuta, e ha avuto la possibilità di fotografare i rapporti sociali vigenti nella famiglia. Aveva ottenuto il permesso dal padrino, naturalmente, ma l’ambiente non era privo di rischi, e le regole le imparava strada facendo. Per esempio: ad Anton hanno subito fatto sapere che chi sbaglia, chi esce dal consentito, deve autopunirsi, mozzarsi una falange e consegnarla al capo.

Però Kusters voleva vedere, capire, raccontare.

Mica comporre secondo la “regola dei terzi”, quella è roba da forum.

(Pensandoci: quella cosa di tagliarsi una falange ogni volta che fai una sciocchezza… non è del tutto male…)

(Foto di copertina: Le mani di un membro della Yakuza – foto: Anton Kusters, 2009)

Il paesino

L’amico Davide Caravita possiede una collezione di cartoline di Baricella, paesino in provincia di Bologna dove vivo.
Una di queste è del 1906, la più vecchia immagine del paese che io conosca.

Baricella, veduta del paese ripresa dal campanile della chiesa. Cartolina del 1906. Collezione Davide Caravita

E’ stata senza dubbio ripresa dal campanile, inquadrando quasi perfettamente verso nord. L’inquadratura non è molto ampia, mostra soltanto gli edifici che si trovavano lungo la porzione nord-est della via centrale (via Savena vecchia, oggi via Roma), e quelli adiacenti. A giudicare dalle ombre, è stata ripresa a metà mattina, in una giornata di sole velato, con l’orizzonte che sfuma nella foschia. Ingrandendola, il retino tipografico la rende mal definita, ma mi sembra di riconoscere dei fasci di saggina nei cortili, un biroccio, qualche pianta di vite, orti.

Una fotografia di paesaggio urbano con più di cent’anni sulle spalle, contiene molte informazioni preziose, anche al di là delle intenzioni del fotografo, probabilmente mosso da intenti commerciali. Eppure proprio in questa assenza di “interpretazione artistica”, in questa documentarietà distaccata, sta l’interesse dell’immagine che vediamo.

Osservo la cartolina e trovo alcuni elementi che ben riconosco: il palazzo del municipio, la torretta della Villa Boschi, la “mura” che separava l’abitato dai campi, verso est. Inevitabilmente mi chiedo cosa è rimasto, cosa è cambiato da allora. Un elemento che mi colpisce è la ciminiera che nell’antica immagine spunta tra le case dell’attuale via Ungarella, e di cui non so nulla. Forse una fornace? Chi ne ha notizie?

Decido di tentare di rifare la foto. Il punto di ripresa non si è spostato di certo. Don Giancarlo è gentilissimo e molto collaborativo: mi apre la porticina del campanile, dove ricordo di essere già salito da bambino, e mi lascia le chiavi. La struttura delle scale non è molto rassicurante, così ad occhio, ma se ha resistito al terremoto del 2012 reggerà anche me. Mentre salgo, considero il parapetto alla mia sinistra, che mi separa dal vuoto: è molto basso, troppo per farmi sentire tranquillo. Ricordo la ricerca di Paolo Antolini sui baricellesi chiamati alle armi per la prima guerra mondiale: l’altezza media dei maschi era di 161cm. Io guardo il parapetto da 23cm più su… ma tanto non soffro di vertigini, giusto? Ritrovo le scritte sulle pareti che ricordavo (dopo circa quarantacinque anni dalla mia prima visita): firme, date che risalgono ai primissimi anni del ‘900. Cognomi noti, forse campanari del paese?

Firme su una porta interna del campanile di Baricella 3 settembre 2015 - foto: Kiodo

Firme su una porta interna del campanile di Baricella
3 settembre 2015 – foto: Kiodo

Sollevo l’ultima porta, stesa in orizzontale quattro gradini sopra di me, e attraversando un tessuto di ragnatele mi trovo sul pavimento del piano delle campane. Mentre qualche piccione decolla sbatacchiando le ali, apro i serramenti rivolti a nord ovest: alla mia sinistra il coperto della chiesa nasconde la piazza. Guardando verso nord, là dove quel fotografo aveva puntato il suo obbiettivo centonove anni fa, la chioma di una bella quercia nasconde quasi completamente la visuale. Non credevo che le querce crescessero tanto in fretta: nella cartolina non ce n’è traccia!

Ho portato una macchina digitale, con due lenti: un normale ed un moderato grandangolo. Monto il grandangolo, il normale avrebbe inquadrato solo la chioma della quercia.

Baricella 2015, dal campanile guardando verso nord

Baricella, dal campanile guardando verso nord. 3 settembre 2015 Foto: Kiodo

La direzione della luce è circa la stessa della foto originale, ma a parte ciò, non sono molti gli elementi riscontrabili oggi. Eppure l’impianto del paese si riconosce, e qualche edificio è rimasto al suo posto:

Baricella a confronto, 1906-2015

Baricella a confronto, 1906-2015

Il municipio è quasi immutato, a parte un’ampiamento verso est, ed anche la mura in primo piano è ancora al suo posto, parzialmente inglobata in nuove costruzioni.

Il campo inquadrato nella foto del 1906, su una carta dell’IGM aggiornata agli anni ’40:

Inquadratura della cartolina datata 1906, su mappa IGM aggiornata al 1940 circa

Inquadratura della cartolina datata 1906, su mappa IGM aggiornata al 1940 circa

La stessa inquadratura su una CTR degli anni ’90:

Inquadratura dal campanile verso nord, come su cartolina 1906. CTR 1:5000, 1990 circa

Inquadratura dal campanile verso nord, come su cartolina 1906. CTR 1:5000, 1990 circa

Mi resta la curiosità di sapere a che serviva quella ciminiera: chi mi aiuta?

Tempo

Isora, 29 marzo 2013 foto: Kiodo

Una fondamentale differenza tra fotografia e pittura è legata al tempo: la fotografia mostra necessariamente il mondo com’è stato, in un certo luogo, durante il tempo in cui la fotografia è stata realizzata, mentre la pittura è slegata dal tempo: può mostrarci un passato, un futuro, un tempo diverso da quello della realizzazione dell’opera.

La fotografia ha una relazione sostanziale col tempo (qualunque cosa esso sia): ciò che una foto mostra è stato ripreso in una porzione di tempo determinata, una fetta estratta dal flusso, riflessa e memorizzata su un supporto. Questa fettina può avere spessore diverso, ampio o sottilissimo, quasi istantaneo, per la nostra percezione. La fotografia è fatta di tempo.

Una volta estratta dal tempo, una volta ripresa, la foto assume un nuovo, particolare rapporto col tempo: ci mostra ciò che non è più, ciò che è stato quando il fotografo ha aperto e richiuso l’otturatore, prima di andarsene nel futuro. Ma la foto resta lì, ferma nell’attimo in cui è stata scattata. Non possiamo osservare una fotografia prima di averla scattata, ma solo dopo (almeno finchè non riusciremo ad invertire la direzione del tempo, ma non credo succederà in tempo…). In quell’avverbio, “dopo”, sta il concetto di passato, di non ritorno, di mutazione, decadimento o evoluzione.

Osserviamo fotografie appena scattate, e ancora non lo percepiamo, ma ciò che vediamo non è più così, anzi: non è più qui, è rimasto nel passato, mentre noi abbiamo viaggiato in avanti.

Quando la foto che osserviamo viene da un tempo un po’ più distante, i segni del mutamento sono più evidenti, e ci provocano sentimenti diversi. Se la scena ripresa ci è nota, confrontarla col presente è quasi automatico. Secondo Robert Adams, addirittura, il confronto è l’unica ragione per riparlare delle sue fotografie:

“Dopo aver fotografato questo paesaggio dovrei cercare di parlarne? Per quale ragione o dovere? Forse soltanto per il privilegio di aver visto l’Ovest quando era più aperto, così che nulla di quanto è avvenuto da allora, per quanto brutto, possa oscurarne del tutto la promessa.” (in: Lungo i fiumi. Fotografie e conversazioni,  ed. italiana, Itaca  2005)

(Curiosamente, il confronto che ne fa non è nella direzione fotografia→tempo presente, bensì fotografia→tempo antecedente. Adams quindi non confronta il passato rappresentato in foto col presente così come lo possiamo constatare, ma coi suoi ricordi di un tempo ancora più lontano.)

L’invenzione della fotografia ha permesso di verificare alcuni fenomeni che avvengono nel tempo, ma che non era mai stato possibile osservare con sufficiente precisione, dal momento che si verificavano nel tempo, ad una velocità, pur modesta, tale da non permetterne l’osservazione ragionata: nessuno, per esempio, poteva sapere con certezza se un cavallo staccasse da terra contemporaneamente tutti e quattro gli zoccoli durante il galoppo: soltanto estraendo e registrando fettine di tempo, come fece Muybridge, il fenomeno fu osservabile con chiarezza.

Galloping horse - 1878, Edweard Muybridge (elaborazione)

Galloping horse – 1878, Edweard Muybridge (elaborazione)

Non si scappa: parlare di fotografia è parlare di tempo. La foto ci dice: “ecco, ciò che ti mostro è stato”. Per sfuggire alle malinconiche conseguenze di questi ragionamenti, convinciamoci che ne abbiamo tanto, tutto il tempo del mondo.

Spazio disponibile per informazioni

Cartelli pubblicitari di fronte all'uscita Interporto dell'autostrada BO-PD. Bentivoglio, 7 settembre 2015

Cartelli pubblicitari di fronte all’uscita Interporto dell’autostrada BO-PD.
Bentivoglio, 7 settembre 2015 – foto: kiodo

All’origine della decisione di fotografare onestamente è l’intenzione di raccogliere e passare informazioni, di raccontare ciò che si è capito o ciò che ha destato una curiosità, una riflessione. Dico “fotografare onestamente” e intendo “utilizzare la fotografia per ciò che ha di specifico”, cioè la capacità di testimoniare, con tutte le eccezioni del caso, escludendo le fotografie prodotte per l’ambizione del fotografo di ottenere approvazione. Una foto, come un testo scritto, deve parlare di qualcosa. Se si limita ad essere d’impatto gradevole ha lo stesso valore di una paginetta di calligrafia, e fa meritare un bel bravo! all’autore, e niente più.

Esercizi di calligrafia

(dal blog di Giò Fuga)

Decidere di fotografare un paesaggio significa voler raccontare com’è adesso, secondo le conoscenze e le capacità di analisi del fotografo, più o meno approfondite e notevoli. La foto che si va a produrre avrà, nel tempo, un valore documentale, anche oltre l’intenzione del fotografo.

Chi fotografa riempie il formato a sua disposizione di segni che considera notevoli, degni di essere registrati.

La descrizione di un luogo ha senso se è onesta, coerente con quanto l’osservatore-fotografo ritiene interessante, e non sempre ciò significa piacevole secondo i canoni estetici classici. Escludere, evitare oggetti “antiestetici”, se presenti, equivale a ridurre la quota di informazione che si va a trasmettere.

Anche le considerazioni stilistiche devono essere conseguenti all’intento descrittivo:

Stephen Shore - Beverly Boulevard and La Brea Avenue, Los Angeles, California, June 21, 1975

Stephen Shore – Beverly Boulevard and La Brea Avenue, Los Angeles, California, June 21, 1975

L’utilizzo che Shore fa del formato è illuminante: volendo raccontare più aspetti del mondo osservato, volendo trasmettere il maggior numero di informazioni possibile, Shore tende a riempire con oggetti significativi non solo tutti i piani, ma anche tutta la griglia della sua pellicola.

Sarebbe più “bella” questa foto, col cielo tutto blu, ripulito da pali e cartelli? Non saprei, non mi interessa. Di sicuro fornirebbe meno informazioni sulla Los Angeles del 1975, dove un fotografo “esteta” avrebbe dovuto fare i salti mortali per fotografare un paesaggio urbanizzato evitando di inquadrare pali elettrici o insegne pubblicitarie. E se fosse riuscito a ripulire quel cielo, avrebbe ridotto il numero di informazioni raccolte.

Quindi in fotografia il cielo vuoto “non sta bene”? Non è così, questa sarebbe una semplificazione sbagliata. Quello che “non sta bene” è privilegiare l’aspetto estetico, formale, rispetto alla registrazione di informazioni, ove queste siano presenti. Ma quando l’informazione, il valore da comunicare, è proprio il “vuoto”, l’assenza di segni, come la mettiamo?

Humprey Lloyd Hime - Prairie, on the banks of Red River, looking south.

Humprey Lloyd Hime – Prairie, on the banks of Red River, looking south.

Carleton Watkins - Yucca forest, Mojave desert -1880 ca.

Carleton Watkins, Yucca Forest, Mojave Desert, ca. 1880. Collection of the Bancroft Library, University of California, Berkeley

Le foto qui sopra sembrano vuote, dal punto di vista dell’impiego del formato, poco dense, ma non sono prive di informazioni, tuttaltro: sono documenti di spedizioni nei territori ancora poco conosciuti del Nordamerica del 1800. Le informazioni da registrare e trasmettere erano esattamente quelle riscontrabili nelle fotografie: territori deserti, piattezza, vegetazione particolare, montagne distanti.

Da notare anche i titoli, che sono parte integrante delle fotografie e del processo di raccolta e trasmissione delle informazioni.

(dal blog di Giò Fuga - http://blog.giofugatype.com/?p=2763)

(dal blog di Giò Fuga)